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Zidane????????????????
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A mio giudizio un campione non è un campione se fa così, si può essere provocati ma in una finale di coppa del mondo che per di più sarà la tua ultima partita non fai quelle cazzate.
Odio Materazzi ma non gli darei mai una testata sul petto colpendo a tradimento.
E mi fanno ridere il CT Domenech e Chirac che non hanno le palle e sono così orgogliosi che non dicono che si è comportato da grandissimio emerito coglione!
Voi che ne pensate?
| QUOTE | izou lascia il calcio a soli 34 anni, dapo un grande Mondiale concluso nel peggiore dei modi. La Federazione internazionale gli assegna il pallone d'Oro: battuti Cannavaro e Pirlo
MILANO, 10 luglio 2006 - Voleva uscire dalla Puerta Grande, o forse è meglio dire dall'Arco di Trionfo, come sanno fare solo i migliori. Quelli che fanno la storia. Zinedine Zidane, il miglior giocatore di calcio degli ultimi 10 anni, voleva lasciare da campione del mondo. Ma dopo un Mondiale strepitoso, un cucchiaio vincente su rigore, e una partita eccellente in finale contro l'Italia, nonostante una spalla menomata, gli sono saltati i nervi: la testata a Materazzi è stata imperdonabile perchè preludio alla sconfitta, e perchè è stato un gesto indegno del campione che è. E non lo può consolare il Pallone d'Oro del Mondiale che gli ha consegnato la Fifa come miglior giocatore di Germania 2006 (battuti Cannavaro e Pirlo). Quasi una beffa, un crudele paradosso. Zidane un mese fa aveva salutato tutti fuori dal campo con i suoi modi semplici e schivi. "Mi ritiro dopo il Mondiale, devo ascoltare il mio corpo, chiudo qui". Ma sul campo il suo addio è stato più fragoroso dei fuochi d'artificio. Come sempre: timido fuori, straripante su un prato verde. Prima di lui la Francia non aveva vinto niente, guidata dal genio di Marsiglia ha conquistato un Mondiale, un Europeo e un'altra finale Mondiale. Un gigante. Ha contrassegnato Germania 2006 - un torneo cominciato per lui male, con un paio di prestazioni normali e una squalifica per somma di ammonizioni - con una rete gioiello alla Spagna e un monologo contro il Brasile, in cui lui, il brasiliano di Francia, ha dato lezioni ai talenti verdeoro. Poi il rigore decisivo contro il Portogallo e i chiaroscuri contro l'Italia. DUE SCUDETTI BIANCONERI - Chissà se essere stato battuto proprio dalla sua Italia avrà lenito un po' una ferita comunque non rimarginabile. Già, perché Zizou ha giocato nella Juventus per cinque anni. In bianconero ha vinto due scudetti, una Supercoppa europea e una coppa Intercontinentale. E pazienza se l'Avvocato diceva che era più bello che utile. In fondo ironizzava solo sui grandi campioni, dal Coniglio bagnato Baggio al Pinturicchio Del Piero. Di soddisfazioni se n'è tolte tante, Zidane. Anzitutto ha fatto stropicciare gli occhi a tutti gli appassionati, di qualunque fede calcistica. Amato dagli esteti, adorato dagli juventini, rispettato da tutti. Ama il gioco, non poteva che essere ricambiato. Un giocoliere, che in Italia ha imparato a non essere fine a se stesso, ma sempre funzionale alla squadra. Il primo trequartista capace di correre a perdifiato, rivoluzionando un ruolo che era fatto fino al suo arrivo da geni delle serpentine, mai da maratoneti. Lui è stato il primo fantasista a tutto campo dell'era moderna. LA COPPA COL REAL - Gli mancava un successo: la Champions League. Per inseguirla (o per accontentare la moglie Veronique, un peperino di origine spagnola) nel 2001 si è trasferito al Real Madrid. L'anno dopo, grazie alla sua bacchetta magica, o meglio a un sinistro al volo da antologia in finale, è arrivata anche la Coppa con le grandi orecchie, la più desiderata per un giocatore di club. Sembrava appagato, dopo la conquista anche della Liga. E aveva annunciato l'addio alla nazionale. Ma non lo era. E ha cambiato idea, con modalità mitologiche. "Mi ha convinto una rivelazione in piena notte. Ho potuto solo obbedire a questa voce che mi aveva consigliato". Forse erano gli dei del calcio, che per il figlio preferito hanno un'inevitabile predilezione. DR JECKILL E MR HYDE - E allora Zizou è tornato. Da leader silenzioso, da trait d'union delle due anime dei Bleus: quella dei veterani (Barthez, Thuram, Vieira) e quella dei rampanti (Henry, ma anche Ribery, Malouda, Abidal). E' tornato a toccare il pallone con delicatezza e premura, come fosse un'innamorata, è tornato a romperci le uove nel paniere. Poi, come più volte gli è capitato in carriera, ha fatto blackout. All'improvviso, senza avvisaglie. E' tornato Yazid, quello per cui da ragazzino giocare a pallone era un modo per scacciare fantasmi e garantirsi la sopravvivenza e la legittimazione individuale e sociale. Sui campetti di periferia francese contava il talento, ma anche la legge del più forte. L'ingenuità, l'istinto, l'incapacità di andare sotto, mai, nè a parole, nè prendendo a calci una palla, lo ha tradito. Lo ha riportato una volta di più a quando non poteva permettersi di perdere. Perchè vincere era sopravvivere, andare avanti. E ha perso la testa. Peccato Zizou, una figuraccia in mondovisione. Grazie comunque del priviliegio di esserti lasciato osservare per oltre 10 anni, se stavolta hai sbagliato ti perdoniamo: in fondo è stato a fin di bene: ci hai fatto vincere un Mondiale. |
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"L'acqua è l'essenza dell'idratazione" "E l'idratazione è l'essenza della bellezza"
Io crederò alle tue menzogne su di te se tu crederai alle mie menzogne su di me

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